giovedì 26 gennaio 2012

La7, l'ira del Vaticano contro Nuzzi
Il Governatorato del Vaticano descritto «in modo parziale e banale». La replica: «Fatto il nostro dovere di cronisti»

MILANO- L'ira del Vaticano si scaglia contro La7. E in particolare contro «Gli intoccabili» di Gianluigi Nuzzi, ondata in onda mercoledì sera, sugli affari della Chiesa. La Santa Sede non ha gradito. Affatto. Tanto che il portavoce Federico Lombardi, in una nota ufficiale, parla di intraprende vie legali «per garantire l'onorabilità di persone moralmente integre e di riconosciuta professionalità, che servono lealmente la Chiesa, il Papa e il bene comune».
LA NOTA- Le «accuse» sono «molto gravi». La trasmissione presenta il Governatorato del Vaticano «in modo parziale e banale, esaltando evidentemente gli aspetti negativi», con il «facile risultato» di presentarlo «come caratterizzate in profondità da liti, divisioni e lotte di interessi». Lombardi definisce queste come «disinformazione» e «informazione faziosa nei confronti del Vaticano e della Chiesa». Lombardi difende monsignor Viganò «i criteri positivi e chiari di corretta e sana amministrazione e di trasparenza a cui si è ispirato continuano certamente ad essere quelli che guidano anche gli attuali responsabili del Governatorato, nella loro provata competenza e rettitudine». Il programma ha parlato di «mazzette, lavori gonfiati e pilotati nella Santa Sede». In particolare si è parlato di una lettera del nunzio apostolico Viganò al Papa in aprile in cui chiariva la situazione delle finanze.

LA REPLICA - «Noi abbiamo fatto il nostro dovere di cronisti e ci siamo trovati di fronte, per la prima volta forse nella storia della Chiesa, a un vescovo che denuncia fatti di corruzione che, stando proprio alle sue parole, sono stati portati all' attenzione direttamente del Santo Padre. Una denuncia che viene documentata con carte, lettere, eccetera». Cosi' Gianluigi Nuzzi, conduttore del programma di La7 Gli Intoccabili, commenta la nota del direttore della Sala stampa della Santa Sede padre Federico Lombardi. «Noi naturalmente -aggiunge Nuzzi- teniamo in massimo conto quanto scritto da padre Lombardi in questa nota della Santa Sede, alla quale daremo spazio nella prossima puntata. Ed inviteremo anche padre Lombardi in studio se lui ritenesse di dovere aggiungere qualcosa rispetto alla nota di oggi. Per il resto non posso che ribadire che noi facciamo i giornalisti: cerchiamo le notizie, le verifichiamo e le mettiamo in onda».

Redazione Online

http://www.corriere.it/politica/12_gennaio_26/nuzzi-vaticano_aab6a84c-4824-11e1-9901-97592fb91505.shtml

venerdì 6 gennaio 2012

Chiesa e finanza, è buio pesto
di Massimo Teodori

Il Vaticano è lo Stato più ricco del mondo. Ha uno sterminato patrimonio immobiliare, possiede una banca molto potente e può battere moneta. Ma si oppone a un censimento vero dei suoi beni. E alza una nebbia fitta su quali suoi edifici dovrebbero pagare l'Ici. Una cortina fumogena che parte da lontano e arriva fino al caso Sindona(
16 dicembre 2011)

Le ingenti somme che la Chiesa cattolica nelle sue molteplici articolazioni sottrae allo Stato italiano per evasione o per distorta interpretazione delle norme ICI e IRES non sono solo una questione contabile. Al momento non sappiamo quali delle oltre 100 mila strutture ecclesiastiche e paraecclesiastiche abbiano effettivamente diritto all'esenzione dalle tasse, e quante invece approfittino dell'ambiguità delle norme attraverso lo schermo delle cosiddette "opere di religione".

Molto più grave dell'aspetto contabile è l'inquinamento che certi comportaMEnti della Chiesa romana, o meglio dei suoi vertici ecclesiastici e vaticani, producono sulle regole del vivere civile della comunità nazionale.

Una storia antica. Basta ricordare che la scintilla della ribellione che portò alla riforma protestante fu generata dalla bolla di Leone X con cui nel 1514 si concedeva l'indulgenza in cambio di offerte di denaro. Ai giorni nostri accade che i vescovi italiani accordino la loro benevolenza a governi e partiti non solo in cambio delle cosiddette "leggi etiche", ma anche di vantaggi materiali come l'omissione delle tasse dovute. La recente storia dell'accumulazione delle finanze vaticane comincia da quella notte di fine anni Sessanta quando Paolo VI incontrò segretamente Michele Sindona per affidargli la gestione del "patrimonio di Pietro" (4,8 miliardi di dollari dell'epoca provenienti dall'Istituto Opere di Religione, Ior, e dall'Amministrazione della Santa Sede, Apsa) e il suo trasferimento sui mercati internazionali per sottrarli alla legislazione che aveva abolito l'esenzione fiscale per i dividendi sulle azioni in possesso del Vaticano. Il banchiere di Patti, già allora, era il fiduciario di Cosa Nostra di cui riciclava il danaro sporco, italiano e americano. Quando nel 1974 le autorità degli Stati Uniti dichiararono il fallimento delle banche sindoniane, il principe Spada affermò che in Vaticano nessuno conosceva le attività criminali di Sindona, facendo finta di ignorare che al vertice del sistema speculativo, insieme a Sindona, regnava monsignor Paul Marcinkus a cui il segretario di Stato Agostino Casaroli impedì di testimoniare nelle corti di giustizia.

Il Vaticano, per tutto quel che riguarda i soldi "bianchi" e "neri", si nasconde dietro la condizione speciale garantita dal Concordato stipulato del 1929 e rinnovato nel 1985 dal governo di Bettino Craxi. Lo Ior ha così potuto essere la cerniera del malaffare finanziario d'origine mafioso-criminale e politico-tangentizia, godendo dello status di unica banca al tempo stesso in-shore e off-shore, facilmente accessibile a Roma ma impenetrabile ai controlli nazionali e internazionali e agli interventi giudiziari. In forza di questa specialissima condizione ha reso servizi discreti al grande malaffare internazionale, agli affaristi italiani e a tutti coloro che vogliono sottrarsi alle leggi. Pochi oggi ricordano i tanti episodi oscuri di cui è stata protagonista la finanza vaticana: ad esempio, che gli eccellenti esportatori di valuta della famosa "lista dei 500" al momento del crac Sindona furono rimborsati grazie allo Ior e che la stessa lista fu sottratta al curatore fallimentare Giorgio Ambrosoli, fatto poi assassinare da Sindona; che il mandato di cattura spiccato nel 1987 per il crack Calvi contro i dirigenti vaticani Marcinkus, Pellegrino De Stroebel e Luigi Mennini trovò i cancelli di San Pietro sbarrati; che la tangente Enimont (93 miliardi) gestita da Luigi Bisignani, Carlo Sama e Sergio Cusani transitò dallo Ior verso il Lussemburgo, Ginevra e Lugano. E altri non riescono ancora a spiegarsi la ragione per cui è stato fatto erigere un sarcofago quasi papale nella basilica di Sant'Apollinare a Roma per il boss della Magliana Enrico de Pedis, e come mai Vito Ciancimino abbia potuto regolarmente depositare valigette piene di denaro mafioso nei sacri caveau vaticani. Perché lo Ior non ha libretti di assegni e accetta solo contante che può girare agli istituti finanziari di tutto il mondo?
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/chiesa-e-finanza-e-buio-pesto/2168640

venerdì 16 dicembre 2011

Secondo la Commissione decine di migliaia le vittime
Olanda, chiusa l'inchiesta sui preti pedofili

Roma, 16-12-2011

"Decine di migliaia" sono le vittime degli abusi sessuali da parte di circa 800 preti pedofili in Olanda dal 1945 al 2010: e' quanto ha concluso la commissione d'inchiesta istituita lo scorso all'Aja nel suo rapporto che chiude l'indagine sulla Chiesa e la pedofilia in Olanda.

martedì 13 dicembre 2011

Firenze
Sparatoria al mercato, killer si uccide

Prima uccide due senegalesi a piazza Dalmazia, poi si sposta al mercato di San Lorenzo e ne ferisce un altro. Poi, braccato dalla polizia, si uccide. Il killer era un ragioniere scrittore di fantasy con tendenze razziste.

http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=159565

Belgio
Attentato a Liegi, quattro morti e 75 feriti

4 morti 75 feriti, una carneficina l'attentato di oggi a Liegi. L'attentatore oggi lasciato la propria abitazione con uno zaino contenente granate, un revolver e un fucile d'assalto Fal. Si è diretto verso la piazza centrale, dove da una piattaforma ha lanciato tre bombe a mano verso una fermata del bus e poi ha aperto il fuoco. Alla morte, aveva ancora con sè altre granate.

http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=159566

venerdì 25 novembre 2011

P4
Bisignani patteggia: un anno e 7 mesi

Roma, 25-11-2011

L'uomo di affari Luigi Bisignani, coinvolto nell'inchiesta P4, ha patteggiato oggi la pena di un anno e sette mesi di reclusione davanti al gup Maurizio Conte, che ha ritenuto congruo l'accordo raggiunto tra la procura e i difensori di Bisignani. L'imputato non era presente in aula.

I suoi difensori, l'avvocato Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo, si sono però detti fiduciosi nella possibilità di ottenere i domiciliari e subito dopo l'affidamento ai servizi sociali. Nel corso dell'udienza di oggi accusa (rappresentata dai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio) e difesa hanno concordato una pena inferiore di un mese rispetto a quella prevista originariamente.

Il gup ha definito "congruo" l'accordo raggiunto dai legali del faccendiere Luigi Bisignani con la Procura di Napoli legato al patteggiamento definito oggi. A Bisignani erano contestati alcuni episodi di favoreggiamento e rivelazione di segreti di ufficio nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta P4.

L'uomo d'affari, tra l'altro, sarà tra i testimoni dell'accusa nel processo incardinato alla prima sezione del tribunale di Napoli nei confronti del deputato Alfonso Papa, che riprende martedì prossimo.

http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=158934

domenica 20 novembre 2011

Gli occhi seducenti diventano reato
Decisione della polizia religiosa a seguito di una rissa in una città a Nord dell'Arabia Saudita

HAIL (ARABIA SAUDITA) - Non basta più l'obbligo di coprirsi i capelli con il velo nero e una veste scura e informe, lunga fino ai piedi, quando si gira in pubblico. Ora anche avere occhi seducenti per una donna araba rischia di diventare un reato che la polizia religiosa può punire, nel migliore dei casi, intimando alla persona di coprirli e nel peggiore, con decine di frustate in pubblico. La Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, ovvero la polizia religiosa che controlla il rispetto delle norme della Sharia, la legge islamica araba, ha infatti annunciato, tramite il suo responsabile delle relazioni con i media, Sheikh Motlab al-Nabet, la stesura di una norma ad hoc. Il portavoce ha poi precisato che, in ogni caso, è un diritto dei membri della polizia religiosa intervenire immediatamente, ordinando alle donne che hanno occhi sensuali, di coprirli.
LA RISSA – Secondo quanto riportato dai media locali, la presa di posizione della polizia religiosa è avvenuta a seguito di una rissa a Hail, una città a Nord dell'Arabia Saudita. Un uomo stava passeggiando con sua moglie, quando la coppia è stata fermata da uno dei membri della polizia che ha ordinato alla donna di coprirsi immediatamente gli occhi, sostenendo di essere stato messo in tentazione dal suo sguardo sensuale. Il marito ha protestato e tra i due è nata una rissa finita a coltellate in cui è stato il marito ad avere la peggio. L'uomo è stato infatti medicato in ospedale per due ferite alla mano.

VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI – La commissione, fondata nel 1940, è il braccio armato della Sharia, la legge islamica araba e da anni è accusato di violazione dei diritti umani. Nel 2002 l'episodio più grave: uno squadrone della polizia religiosa impedì a quindici di studentesse di uscire dalla loro scuola che stava andando a fuoco, perché non indossavano il velo. Può darsi che il nuovo provvedimento paventato dalla polizia contro «lo sguardo sexy» sia solo una provocazione. La notizia, riportata su siti arabi e poi egiziani e libanesi, sta già scatenando proteste e parodie. E sul web si discute: gli occhi sono un dono di Dio o di Allah. Non è presunzione il voler correggere ciò che lui ha fatto?

Giovanna Maria Fagnani
19 novembre 2011 | 20:09

http://www.corriere.it/esteri/11_novembre_19/fagnani-arabia-saudita-occhi-seducenti_59bbb1aa-12d0-11e1-b297-12e8887ffed4.shtml

venerdì 18 novembre 2011

Governo Monti: fiducia anche alla
Camera , 556 voti a favore e 61 contro
Il premier: «A breve decisioni non gradevoli. La prossima settimana con Merkel e Sarkozy». Si vedranno giovedì

MILANO - Il governo Monti, dopo quella del Senato, ha ottenuto la fiducia anche alla Camera ed ora è nella pienezza delle sue funzioni. I voti a favore sono stati 556 i no 61. I 61 voti contrari alla fiducia al governo Monti sono dei 59 deputati leghisti più Domenico Scilipoti e Alessandra Mussolini. Il prossimo Consiglio dei ministri si terrà lunedì a mezzogiorno. All'ordine del giorno dovrebbe esserci il decreto su Roma Capitale. «Lunedì in Consiglio dei ministri inizieremo a parlare dei primi provvedimenti e non solo dei criteri per prendere le decisioni» ha annunciato il ministro del Welfare, Elsa Fornero, parlando con i giornalisti a Montecitorio. «In settimana», ha aggiunto ci sarà anche il Consiglio dei ministri per la nomina dei viceministri e sottosegretari. Ciò che è certo è che, a breve, ci sarà anche un pacchetto di misure economiche, che come ha detto Monti in una successiva conferenza stampa, riguarderanno soprattutto «chi ha dato meno».

IL DISCORSO - Una fiducia «non cieca, ma vigilante». Così Mario Monti aveva chiesto ai deputati l'appoggio al suo esecutivo, dopo il pienone di sì ottenuto al Senato. «Ci sentiamo veramente in spirito di servizio - aveva ribadito il premier come aveva già fatto a Palazzo Madama -, con un atteggiamento di umiltà, ma anche di determinazione, per favorire una almeno parziale deposizione delle armi». La speranza, che però suona quasi come un avvertimento, è quella di poter «agevolare la presa di posizioni, anche non facili e gradevoli, nel breve periodo». Quindi un annuncio importante: «La prossima settimana sarò a Bruxelles e avrò un incontro, su loro proposta, con Merkel e Sarkozy: un incontro a tre». Poi il giorno viene precisato da un comunicato dell'Eliseo: si vedranno giovedì. L'obiettivo è «avere permanentemente d'ora in poi il contributo dell'Italia nella soluzione dei problemi dell'euro». Il passaggio era stato molto apprezzato dalla maggior parte dei presenti, anche se quando Monti ha citato il presidente francese e la cancelliera tedesca nell'emiciclo si sono levati pochi deboli fischi.

IL CAVALIERE E IL SENATÙR - In aula era presente anche l'ex premier Silvio Berlusconi. Pur definendo la situazione come «fuori dai canoni della democrazia», il Cavaliere ha spiegato di reputare quello di Monti un «buon inizio» e di ritenere che l'esecutivo «opererà in maniera tale da essere utile al Paese, per tutta la durata del periodo che rimane». L'ex premier non ha preso la parola in Aula, ma ha solo fatto qualche dichiarazione a margine. Durante la seduta, Berlusconi si è diretto ai banchi del governo e ha salutato Monti e gli altri ministri. Resta contrario al nuovo governo Umberto Bossi. «Monti è una copertura, l'hanno premiato per fare il cattivo, ma lo cacceranno quando la gente si incazzerà», ha detto il Senatùr.

«DUREREMO QUANTO VORRETE» - Nell'aula di Montecitorio Monti ha ripetuto che il suo sarà un «governo di impegno nazionale» ed è anche tornato a respingere con forza l'accusa di essere a capo di un esecutivo di «poteri forti». «Sono espressioni di pura fantasia, che ritengo offensive» ha detto il premier. «Poteri forti? Magari l'Italia ne avesse un po' di più», ha aggiunto ironico. Il governo, è la convinzione di Monti, dipende dal Parlamento. «Da parte nostra - ha detto il professore - c'è una profonda dipendenza del governo dal Parlamento, ma non userei il termine di "staccare la spina": non ci consideriamo un apparecchio elettrico, e saremmo incerti se essere un rasoio o un polmone artificiale». «Dureremo quanto vorrete», ha specificato in sostanza il capo dell'esecutivo rivolto ai deputati. «La mia «intenzione - ha però aggiunto - è proiettare la mia squadra di governo sulla prospettiva da qui alle elezioni».

FEDERALISMO - Nella sua replica alla Camera, il professore ha anche affrontato il tema assai spinoso del federalismo. «Ieri ogni tanto avevo dei soprassalti identitari al mio interno, mi dicevo ma tu non sei settentrionale, lombardo, varesino?», ha raccontato Monti, assicurando che non vi è alcuna «contraddizione tra il rispetto per quanto è stato già deciso in materia di federalismo e una specifica attenzione nella coesione territoriale, il valore che interessa tutti poi dipende da modalità con cui viene realizzato».

IL DIBATTITO - Lega a parte, anche alla Camera come al Senato Monti ha un ampio appoggio. «Voteremo compatti la fiducia al governo formato da ministri degnissimi della loro missione», ha esordito il segretario del Pdl, Angelino Alfano dando garanzia della lealtà del suo partito e parlando di un governo di «tregua». Quindi un riferimento all'euro: «Bisogna trasformarlo in una vera moneta comune, con una banca centrale in grado di essere prestatore di ultima istanza». Pieno appoggio a Monti anche dal Pd. Pier Luigi Bersani ha promesso a Monti una «fiducia senza paletti». «Non chiediamo miracoli e ci fa piacere che non ne promettiate. Chiediamo sobrietà e desideriamo verità e fiducia perché la fiducia nasce solo dalla verità e ci fa piacere di aver ascoltato solamente parole di verità sulla crisi». «Basta con l'egoismo sociale - è l'appello del segretario dei democratici -. Se le rimanesse un solo euro in tasca, per cortesia, lo spenda per un servizio per i disabili. Senza solidarietà non c'è senso della comunità e non possiamo salvarci». Fiducia al governo Monti sì ma non in bianco, in assenza di chiarezza sugli impegni programmatici: è stata la posizione espressa da Antonio Di Pietro. La Lega con Marco Reguzzoni ha ribadito invece il suo «no» all'esecutivo Monti: «Abbiamo paura che questo governo sia vorace come le banche di cui è espressione. Non concordiamo sul programma: dalle pensioni alle riforma dello stato centralista». Quello del Nord, aggiunge «è un territorio e un popolo che non può più accettare di pagare per chi vive su spalle degli altri». Quindi l'avvertimento al nuovo premier: c'è il rischio che si ritrovi contro «l'opposizione della Padania intera». Richiamo alla coesione è stato invece il pensiero di Pierfedinando Casini dell'Udc: «Siamo chiamati, voi che avete sostenuto l'ex governo e noi che lo abbiamo contrastato, a pacificare l'Italia».

I SALUTI, LA FASCIA NERA, GLI APPUNTI - «Traffico» di saluti ai banchi del governo e qualche nota di colore durante la seduta. Domenico Scilipoti si è presentato a Montecitorio con una vistosa fascia nera al braccio. Ai colleghi deputati ha poi consegnato un volantino che riproduce un manifesto mortuario in è rappresentata una croce nera con sotto scritto «oggi è morta la democrazia parlamentare. Il popolo Sovrano ne dà il triste annuncio al Paese».

INCONTRO CON IL PAPA - Da segnalare anche il primo incontro tra il nuovo capo del governo e il Pontefice all'aeroporto romano di Fiumicino. Monti ha accolto Benedetto XVI in arrivo dal Vaticano e diretto in Benin. Il nuovo capo del governo ha anche incassato la benedizione della Sir, l'agenzia dei vescovi. Bisogna «tradurre la fiducia» ottenuta nelle aule parlamentari «in un'iniezione di fiducia per il Paese tutto», «che non solo ne ha bisogno, ma anche la desidera. «A partire dai giovani», ha scritto l'organo della Conferenza episcopale.

16/11/2011 - IL VIA LIBERA AL NUOVO ESECUTIVO
Per Monti un governo senza politici:
"Forti anche così, ora avanti di corsa"
Passera super-ministro, tre le donne

Il premier affida all'ex banchiere
Sviluppo economico, Trasporti e
Infrastrutture. Terzi va agli Esteri.
E alla Giustizia arriva la Severino.
Bagno di folla: "Adesso ci penso io".
Domani primo esame in Parlamento
ROMA
Un governo di professori, di rettori, di funzionari, di banchieri. Di poche donne (solo tre, anche se in ruoli di primo piano), di capelli grigi (63 anni l’età media). E con nessun politico al suo interno. Mario Monti scioglie la riserva e annuncia la composizione della sua squadra.

Il professore invia due messaggi: uno ai mercati sulla «serietà» e «qualità» della sua squadra; l’altro ai partiti. Monti assicura che la solidità del suo esecutivo non è messa in discussione dall’assenza di politici, ma anzi è rafforzata proprio perchè non ci sarà «l’imbarazzo» della loro presenza.

Dopo aver letto la composizione dell’Esecutivo (che lo vede con l’interim all’Economia), il Professore ci tiene a ribadire che la stella polare del suo governo sarà accompagnare al rigore la crescita. «L’affidamento ad una sola persona del ministero dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture - dice a proposito della nomina di Corrado Passera - corrisponde ad una logica che desidero molto sottolineare dell’azione di governo: mettere al centro le iniziative coordinate per la crescita economica e lo sviluppo». Ci tiene poi a sottolineare la presenza femminile nel governo, ma soprattutto la rilevanza dei dicasteri affidati a donne: Interno, Giustizia, Lavora e Politiche sociali con delega per le Pari opportunità.

L’ex commissario sa che gli ostacoli maggiori li incontrerà in Parlamento. E con la politica sfodera le sue migliori doti diplomatiche. Prima ringrazia le forze politiche e sociali «per la collaborazione avuta in occasione delle consultazioni». Poi, con garbo non scontato, il suo predecessore Silvio Berlusconi al quale rivolge un «cordiale saluto», con «rispetto e attenzione all’opera da lui compiuta». Inevitabile, poi, un «sentito ringraziamento» al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per «l’onore» che gli ha fatto chiamandolo a questo incarico e per il «sostegno» che gli ha dato. Poi, tornando al nodo dei rapporti con la politica, spiega: «Spero che governando bene potremo dare un contributo al rasserenamento e alla coesione delle forze politiche». Nella sua squadra non ci saranno quelle figure di ’areà, come Gianni Letta e Giuliano Amato, da lui stesso auspicate. Ma il Professore, davanti ai veti incrociati che hanno impedito il loro ingresso, fa buon viso a cattivo gioco: «Sono arrivato alla conclusione che la non presenza di politici nel governo lo agevolerà», togliendo un «motivo di imbarazzo».

L'ESECUTIVO "BLINDATO"
Una presenza, quella di politici, che Monti sembra escludere anche per il futuro: non ci saranno «passaggi in corsa, perchè di corsa si tratterà», chiarisce. Ma l’Esecutivo non ne sarà indebolito: «La blindatura di questo governo dipende dalla capacità di agire e di spiegare il significato della propria azione: è questa la blindatura che cercherò con i miei ministri». Monti nega infine che il lungo colloquio con Napolitano sia stato reso necessario dal tentativo di inserire qualche nome all’ultimo minuto, mentre mantiene un riserbo assoluto sulle prime mosse del governo. «Presenteremo il programma di governo alle due Camere, da domani al Senato», si schermisce il presidente del Consiglio, che non rinuncia all’ironia davanti all’insistenza di una giornalista che gli chiede della patrimoniale:«Se vuole può chiederlo...», replica sorridendo. Lo sguardo del professore, infine, cade sull’altra sua grande preoccupazione: i mercati. «Abbiamo operato in tempi brevi, con serietà e molta attenzione alla qualità delle scelte - scandisce - e tutto questo confido si tradurrà anche in un rasserenamento» della situazione italiana sui mercati.

Il BAGNO DI FOLLA: "CI PENSO IO"
Monti, un po' a sorpresa, si concede anche il suo primo vero bagno di folla appena dopo aver sciolto la riserva. Il professore ammettere di non essere affatto abituato a questo genere di accoglienza, ma non si lascia spiazzare dal calore e dall’entusiasmo delle persone che si accalcano per vederlo e stringergli la mano. Mantiene il suo garbo e, rassicurante, a una signora che lo incita, «adesso ci pensi lei», risponde, sorridente «certo che devo pensarci io, sono qui per questo». Alla Camera Monti era andato a incontrare Gianfranco Fini, dopo aver già salutato Renato Schifani al Senato, appena sceso dal Quirinale. Dopo il giuramento Monti si presenta ai flash schierati a Palazzo Chigi per immortalare la tradizionale consegna della "campanella" da parte del premier uscente. Molto a suo agio, Berlusconi fa per l’ultima volta gli onori di casa, larghi sorrisi, una stretta di mano e un «in bocca al lupo» al professore. Poi la sera il passaggio delle consegne al ministerso dell’Economia con Giulio Tremonti. E infine ancora a lavoro a palazzo Giustiniani per limare il discorso con cui domani chiederà la fiducia al Parlamento.

LA SQUADRA DI MONTI
Il governo Monti, oltre ad aver tagliato il numero dei ministri (ora sono 16, Berlusconi ne aveva 23) e a essere nato a tempo di record (67 ore dal conferimento del’incarico), si distingue dai precedenti per avere un profilo al cento per cento tecnico. A palazzo Chigi arrivano gli specialisti, reclutati nelle aule universitarie e negli uffici dei ministeri, non in ragione della loro casacca politica ma unicamente per la loro competenza. Un militare va alla Difesa, un ex prefetto all’Interno, un ambasciatore agli Esteri, senza parlare dell’economista Monti che prende l’interim dell’Economia: è questa l’impronta che il nuovo presidente del consiglio ha voluto dare alla sua squadra, nella quale, dopo il tira e molla su Letta e Amato, alla fine non è entrato nemmeno un rappresentante dei partiti. Dei sedici ministri che il premier porta con sè a Roma, soltanto uno, Piero Giarda, ha avuto in passato un’esperienza governativa (negli anni ’90 è stato sottosegretario dei governi di centrosinistra); gli altri sono tutti debuttanti. L’unico parlamentare è proprio Monti, senatore a vita da appena una settimana.

LA CARICA DEI PROFESSORI
Nel nuovo governo, la categoria più rappresentata è quella dei professori: sono ben otto, quasi la metà del totale, gli esponenti dell’esecutivo pescati nelle aule universitarie degli atenei più prestigiosi. La Bocconi ha «prestato» il suo presidente Monti, la Cattolica di Milano il rettore Ornaghi, ora ministro dei Beni Culturali la Luiss il vicerettore Paola Severino (Giustizia), il Politecnico di Torino l’ex rettore Profumo (Istruzione). Ma dall’università vengono anche il ministro della Salute Renato Balduzzi, il responsabile dei Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, il ministro della Cooperazione Andrea Riccardi , il ministro del Lavoro Elsa Fornero. Con tutta evidenza Monti ha scelto ministri che non avessero bisogno di familiarizzarsi con la materia. E così sono arrivati i superesperti: l’ammiraglio Giampaolo Di Paola alla Difesa , l’ambasciatore Giulio Terzi agli Esteri , l’ex prefetto Anna Maria Cancellieri all’Interno, il giudice della corte di giustizia Ue (e braccio destro di Monti a Bruxelles) Enzo Moavero agli Affari Europei. Stessa logica dietro la nomina dei funzionari ministeriali che si ritroveranno a guidare i dicasteri dove fino a ieri hanno lavorato come dirigenti: Mario Catania all’Agricoltura, Corrado Clini all’ Ambiente; mentre Fabrizio Barca, dirigente del ministero dell’Economia, dovrà traslocare da via Venti Settembre alla sede del ministero della Coesione Territoriale.

SOLO TRE DONNE, MA IN RUOLI CHIAVE
Altri due ministri sono manager bancari: Corrado Passera (che va allo Sviluppo e alle Infrastrutture e che si candida al ruolo di superministro del nuovo governo) è presidente di Intesa San Paolo, Piero Gnudi (Turismo e Sport), ex presidente dell’Iri e dell’Enel, è nel consiglio di amministrazione di Unicredit; vicina al mondo del credito anche Elsa Fornero, vicepresidente della compagnia San Paolo. Insomma, tutti esperti e tecnici di primissimo piano. Il nuovo premier ha invece deluso le aspettative di chi si aspettava un governo dove donne e giovani fosse maggiormente rappresentati. Le donne entrate in squadra sono solo tre (con Berlusconi erano sei), ma le posizioni occupate sono di primissimo piano: Anna Maria Cancellieri all’Interno, Elsa Fornero al Lavoro (sarà lei ad occuparsi del delicato dossier della riforma delle pensioni) e Paola Severino, alla Giustizia, prima donna guardasigilli nella storia dell’Italia repubblicana. Per privilegiare il requisito dell’esperienza, Monti si è però ritrovato con un governo nettamente più «vecchio» del precedente. L’età media dei ministri è passata dai 52 del governo Berlusconi ai 63 di oggi; e ora la «mascottè del gruppo è il cinquantaseienne Balduzzi, un compassato professore universitario di Voghera. Se si guarda invece alla ’geografia» del nuovo governo, si scopre che sono di più i ministri settentrionali: nove vengono dal nord (tra questi, naturalmente, il varesino Monti), otto da Roma in giù. Ma più a Sud di Napoli (che ha due ministri) non si va.

http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/430140/

martedì 15 novembre 2011

Fecondazione assistita, ‘colpo di mano’
della Roccella negli ultimi giorni di Berlusconi

In piena crisi di governo, il sottosegretario alla Salute ha revisionato le linee guida sulla pma, confermando alcuni divieti cancellati dai tribunali. La denuncia dell'associazione Luca Coscioni e la risposta della politica: "Polemica strumentale"Le ultime risalivano all’aprile 2008, quando ancora era ministro della Salute, Livia Turco. Dopo di che, nonostante diverse sentenze, tra cui quella della Corte Costituzionale che aveva fatto saltare vari divieti imposti dalla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (pma) e un generico annuncio di revisione previsto per questo autunno, non si era più parlato delle linee guida sulla fecondazione assistita. Fino a un paio di giorni fa, quando si è scoperto che il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, le ha revisionate confermando alcuni divieti, come quello sulla diagnosi genetica preimpianto sugli embrioni, che erano stati cancellati dai tribunali. Un atto che arriva in sordina proprio negli ultimi giorni del governo Berlusconi, giudicato da medici e associazioni “un colpo di mano”.

A denunciare il tutto è stata Filomena Gallo, avvocato e segretario nazionale dell’associazione Luca Coscioni, ma il sottosegretario Roccella si difende definendo la polemica “strumentale, poichè la legge 40 già vieta la diagnosi preimpianto”. Da quando la normativa è stata approvata nel 2004, si è sempre detto che la diagnosi preimpianto (che identifica la presenza di malattie genetiche o alterazioni cromosomiche in embrioni generati in provetta da coppie a rischio prima dell’impianto in utero), fatta fino a quel momento in Italia, era vietata. Ma in questi anni tribunali e Corte Costituzionale hanno scalfito, sentenza dopo sentenza, alcuni dei divieti più contestati, come quello di crioconservare gli embrioni, di produrne al massimo tre, di impiantarli contemporaneamete, e quello della diagnosi appunto.

Il primo a farlo è stato il tribunale di Cagliari nel 2007, ordinando all’istituto ospedaliero interessato di eseguirla, mentre l’ultimo è stato nel 2010 il tribunale di Salerno, autorizzando per la prima volta la diagnosi preimpianto ad una coppia fertile portatrice di Atrofia Muscolare Spinale di tipo 1, in deroga alla legge 40 che consente le pratiche di pma solo nei casi di infertilità. Inoltre per ovviare a questo divieto vari ricercatori italiani in questi anni hanno sviluppato la diagnosi pre-concepimento, fatta cioè sull’ovocita (e non sull’embrione) per evitare problemi etici, anche se la fanno solo i centri privati.

Di fatto in questi anni le strutture di procreazione assistita si sono regolate ognuna a modo loro. “Nei centri privati e attrezzati – denuncia Gallo – la diagnosi preimpianto viene effettuata correntemente, mentre quelli pubblici non la fanno adducendo la mancanza di attrezzature adeguate”. Secondo l’avvocato le nuove linee guida che Roccella invierà questi giorni al Consiglio Superiore di Sanità (Css) “sono illegittime sia scientificamente che giuridicamente, poichè vieterebbero le indagini cliniche sull’embrione restringendo l’applicazione di tecniche ormai consolidate”. Critici anche i medici: “Nella legge 40 non c’è un impedimento netto alla possibilità di effettuare la diagnosi pre-impianto sugli embrioni”, rileva il ginecologo dell’Università di Palermo e membro del Css, Ettore Cittadini: “nel mio centro effettuiamo la diagnosi preimpianto – afferma – per le coppie con talassemia”. Dello stesso avviso Carlo Flamigni, pioniere della fecondazione assistita, secondo cui la legge ”non pone un divieto esplicito a tale diagnosi”.

In realtà come precisa Filomena Gallo, ”la diagnosi preimpianto è consentita dagli articoli 13 comma 2 e 14 comma 5 della legge 40, che prevedono che la coppia possa chiedere di conoscere lo stato di salute dell’embrione e che il medico, se richiesto dalla stessa, deve effettuare indagini cliniche diagnostiche sull’embrione stesso. Roccella insiste nel ribadire un divieto che non esiste nella legge. Inoltre ci sono oltre 10 sentenze di diversi tribunali che confermano questa interpretazione”. Ma su questo punto il sottosegretario dissente e ribatte: ”Non c’è stato alcun colpo di mano. La diagnosi preimpianto sugli embrioni è già vietata dalla legge e le linee guida non possono scavalcare la legge stessa”. Adesso la palla spetta al Consiglio superiore di sanità, organo consultivo del ministero della Salute, che dovrà esprimere il proprio parere, e alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo chiamata a decidere sul ricorso di varie associazioni a sostegno di una coppia italiana portatrice di fibrosi cistica, cui è precluso l’accesso alla fecondazione assistita, richiesta per effettuare diagnosi clinica sull’embrione.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/15/fecondazione-assistita-colpo-mano-della-roccella-negli-ultimi-giorni-berlusconi/170821/#.TsMXPfTJr9w.facebook

giovedì 27 ottobre 2011

Crimini contro l'umanita'
Ergastolo per i generali argentini
Responsabili del dramma dei desaparecidos

MILANO - L'angelo biondo della morte e altri undici ex alti ufficiali della polizia argentina sono stati condannati all'ergastolo per crimini contro l'umanità. Alfredo Astiz e gli altri militari sono i principali responsabili del dramma dei «desaparecidos» durante la dittatura militare tra il 1976 e il 1983. I reati per cui sono stati condannati sono rapimento, tortura e omicidio di dissidenti nel più grande centro di detenzione e tortura di Buenos Aires, la Escuela mecanica de la armada (Esma).

L'ANGELO BIONDO DELLA MORTE - Astiz, 59 anni, ex spia della Marina, si guadagnò il suo soprannome «angelico» per i tratti gentili del viso, e la spietata capacità di insinuarsi tra i contestatori del regime per poi farli arrestare. È stato ritenuto responsabile, tra l'altro, di complicità nella scomparsa, tortura e uccisione delle due suore francesi Alice Domon e Leonie Duquet, e di Azucena Villaflor, fondatrice del gruppo Madri di plaza de Majo. Astiz si era infiltrato nel gruppo che si riuniva nella Chiesa di Santa Cruz a Buenos Aires, spacciandosi per fratello di una desaparecida. In pochi mesi fece sequestrare, torturare e assassinare dodici donne che avevano l'unico torto di aver chiesto notizia dei propri familiari scomparsi.

IL CASO WALSH - Astiz è stato anche giudicato colpevole della sparizione di Rodolfo Walsh, che insieme allo scrittore Gabriel Garcia Maquez fondò l'agenzia Prensa Latina e che diede voce al dissenso durante la dittatura. I crimini riguardanti tutti gli imputati includono 86 casi di tortura e omicidio di desaparecidos commessi all'Esma, ora museo aperto al pubblico. Si stima che nella struttura furono detenute circa 5mila persone e che meno della metà di loro sopravvisse. Il processo, iniziato a dicembre 2009, ha visto la condanna di altri quattro imputati al carcere per periodi di pena tra 18 e 25 anni e l'assoluzione di altri due.

LA COMMOZIONE DEI PARENTI - Alla lettura delle sentenze centinaia di attivisti, parenti dei desaparecidos e gente comune in attesa in strada ha festeggiato, applaudendo e piangendo. «Olé olé, avranno il destino dei nazisti. Dovunque andranno, li troveremo», cantavano, definendo quello di oggi un «giorno storico per l'Argentina». Intanto, prosegue il processo sul rapimento sistematico dei figli delle detenute nel centro, che era utilizzato anche per far partorire le donne incinte. I neonati venivano fatti scomparire e affidati in segreto ad altre famiglie.

Redazione Online
27 ottobre 2011 11:25

http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_27/astiz-condannato-ergastolo_18533210-0079-11e1-a50b-be6aa0df10bc.shtml

domenica 23 ottobre 2011

Prime elezioni libere in Tunisia dopo 20 anni di Ben Ali

http://www.ilpost.it/2011/10/23/le-elezioni-in-tunisia-sono-un-successo-finora/

martedì 13 settembre 2011

Il papa e Bertone denunciati al Tribunale dell’Aja

13 settembre 2011
Le vittime di abusi sessuali della Snap vanno al TPI


Le vittime di abusi sessuali nella Chiesa della organizzazione statunitense Snap hanno chiesto ufficialmente al Tribunale Penale Internazionale dell’Aia di investigare contro papa Benedetto XVI, il card. Tarcisio Bertone e altri esponenti della gerarchi della Chiesa per stupro, violenza sessuale e tortura. La notizia è riportata dall’Asca.

IL FASCICOLO – Snap, insieme all’organizzazione per i diritti umani Center for Constitutional Rights (CCR), ha presentato un dettagliato fascicolo al tribunale dell’Aia per dimostrare che il Vaticano ‘tollera e permette la sistematica e diffusa protezione’ di chi commette abusi e molestie su minori in tutto il mondo. Il fascicolo comprende circa 20mila pagine. I rappresentanti statunitensi e europei dell’associazione hanno lanciato per i prossimi giorni un tour europeo che li portera’ a toccare le principali capitali del Continente.

IL NATIONAL CATHOLIC REPORT – A livello internazionale la notizia viene riportata dal solo National Catholic Report. L’esposto, spiega la fonte, è paragonabile al deposito di una denuncia presso un ufficio del procuratore distrettuale negli Stati Uniti, ha detto Pamela C. Spees, avvocato del Center for Constitutional Rights, un’organizzazione con sede a New York che da anni si dà da fare nell’ambito dei diritti civili.

LE COLPE DI RATZINGER – L’esposto chiama in causa Papa Benedetto XVI, sia nel suo ruolo attuale che come cardinale Joseph Ratzinger quando era capo della congregazione vaticana per la Dottrina della Fede. Secondo gli avvocati, il Papa ha delle responsabilità nella gestione dei casi di abuso sessuale: nella denuncia ci sono anche i nomi dei segretari precedenti e attuali: Angelo Sodano, che ha tenuto la carica dal 1991 al 2006 e Tarcisio Bertone, che è stato nominato come successore di Sodano, oltre al cardinale statunitense William Levada, ex arcivescovo di San Francisco, che è stato nominato da Benedetto a succedergli nella congregazione.

LA SNAP E IL CCR – Lo SNAP ha lavorato con il CCR negli ultimi 18 mesi portandogli il suo ampio bagaglio di informazioni sui casi di abuso sessuale che coinvolgono sacerdoti e lavorando per trasformarlo n prove a sostegno di un caso internazionale, secondo Barbara Blaine, un avvocato di Chicago e fondatore dello SNAP. Blaine ha subito abusi da parte di un prete quando era in seconda media.

CRIMINI COPERTI - “I crimini contro decine di migliaia di vittime, la maggior parte dei quali bambini, sono stati coperti da funzionari al più alto livello del Vaticano. In questo caso, tutte le strade davvero portano a Roma “, si legge in un comunicato pubblicato sul sito web CCR questa mattina. “Questi uomini operano impunemente e senza responsabilità. I funzionari del Vaticano sono responsabili di stupri e altre violenze sessuali come la tortura fisica e psicologica delle vittime in tutto il mondo sia a causa della responsabilità di comando e attraverso la copertura diretta di crimini. Dovrebbero essere portati in giudizio come tutti gli altri funzionari colpevoli di crimini contro l’umanità”.



LA RESPONSABILITA’ - Nel deposito presso il giudice, il centro ha dichiarato che il Vaticano, essendo un’entità di potere altamente centralizzata in cui tutta l’autorità è demandata al papa, “ha utilizzato dall’inizio fino ad oggi un atteggiamento di copertura dei crimini, rendendosi responsabile, di fatto, se sono stati di nuovo commessi”. I funzionari del Vaticano, afferma il documento, mantengono lì autorità ultima su vescovi e sacerdoti e, quindi, ai sensi delle disposizioni degli statuti, possono essere ritenuti responsabili “per i crimini commessi dai subordinati.”

http://www.giornalettismo.com/archives/147443/il-papa-e-bertone-denunciati-al-tribunale-dellaja/2/

domenica 21 agosto 2011

http://www.ilpost.it/2011/08/20/privilegi-esenzioni-chiesa/

Quello che la Chiesa non paga
Un punto della situazione su privilegi ed esenzioni, tornati d'attualità visto che si parla di tagli

La manovra economica in corso di approvazione da parte del governo richiede sacrifici ai cittadini e aumenterà la pressione fiscale. Il momento di difficoltà dei conti pubblici ha fatto tornare di attualità un dibattito che ciclicamente si ripresenta nell’opinione pubblica italiana: quello riguardo i benefici economici che lo Stato assicura alla Chiesa cattolica attraverso riduzioni delle imposte e diverse altre forme di contributi. Negli ultimi giorni ne hanno parlato Beppe Severgnini, Massimo Gramellini sulla Stampa e Filippo Facci su Libero. Se n’è parlato meno nel mondo politico con l’eccezione dei Radicali, che intendono presentare un emendamento alla manovra per eliminare l’esenzione dal pagamento dell’ICI dei beni ecclesiastici. Cerchiamo di capire di che cosa stiamo parlando.
Le agevolazioni fiscali
La Chiesa cattolica usufruisce di forti agevolazioni fiscali, motivate soprattutto dalle finalità assistenziali, sanitarie o educative di alcune sue attività. Ad esempio l’IRES, l’imposta sul reddito delle società introdotta nel 2003 al posto di un’imposta precedente, è ridotta del 50 per cento per tutti gli enti che hanno un fine di assistenza, beneficenza e istruzione (non solo quelli riconducibili alla Chiesa, dunque).
La Chiesa cattolica italiana non ha mai pagato l’ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) sui beni immobiliari che utilizzava per fini non commerciali, come previsto già dal decreto legislativo che introdusse la tassa nel 1992 e con un risparmio per la Chiesa che venne stimato dall’associazione dei comuni italiani in diverse centinaia di milioni di euro l’anno. Quanto agli immobili utilizzati per attività commerciali, la questione è stata oggetto di diversi pronunciamenti giuridici e di modifiche legislative nel corso degli anni: a partire dal 2005, la legge ha previsto l’esenzione tout court per tutti gli immobili. Questa decisione, presa dal governo Berlusconi a pochi mesi dallo scioglimento delle camere e all’inizio della campagna elettorale, fece molto discutere. Nel 2007 il governo Prodi limò la normativa, prevedendo che l’esenzione dell’ICI si potesse applicare solo agli immobili dalle finalità “non esclusivamente commerciali”. Quell’avverbio – “esclusivamente” – ha permesso alla Chiesa di usufruire dell’esenzione anche per strutture turistiche, alberghi, ospedali, centri vacanze, negozi: è sufficiente la presenza di una cappella all’interno della struttura. Il risparmio annuo per la Chiesa – e la perdita netta, per il fisco italiano – si avvicina ai due miliardi di euro. La legge in questione è da tempo oggetto di indagini da parte dell’Unione Europea.
Ci sono inoltre diverse altre agevolazioni fiscali di minor rilievo. Le merci dirette dall’estero alla Città del Vaticano e a tutti gli uffici vaticani del territorio italiano sono esenti da imposte doganali e daziarie. I lavoratori italiani che lavorano in società con sede in Vaticano, anche se la loro sede di lavoro è in territorio italiano, non pagano l’IRPEF (la tassa sul reddito delle persone fisiche).
L’otto per mille e gli altri finanziamenti alla Chiesa cattolica
Oltre alle esenzioni fiscali che abbiamo elencato, lo Stato italiano dà direttamente o indirettamente molti fondi alla Chiesa cattolica per le sue attività religiose, caritative e educative.
Il principale strumento è quello dell’otto per mille: lo Stato italiano decise, con la legge 222 del 1985, di destinare l’otto per mille del gettito raccolto tramite l’IRPEF “in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica” a partire dall’anno fiscale 1990. Negli anni successivi, altre confessioni religiose hanno firmato intese con lo Stato italiano, e oggi tutti i singoli cittadini (non quindi enti o aziende) che presentano la dichiarazione dei redditi possono scegliere di esprimersi sulla destinazione dell’otto per mille dell’IRPEF scegliendo tra sette opzioni: lo Stato italiano, la Chiesa cattolica, l’Unione delle Chiese cristiane avventiste del Settimo giorno, le Assemblee di Dio in Italia, l’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, la Chiesa Evangelica Luterana in Italia oppure l’Unione Comunità Ebraiche Italiane.
Circa il 40 per cento dei cittadini decide a chi destinare l’otto per mille, e tra questi più dell’80 per cento sceglie la Chiesa cattolica. Chi dice esplicitamente che intende destinare l’otto per mille alla Chiesa cattolica è insomma circa un terzo dei contribuenti. C’è un però: stando alla legge, non è il singolo contribuente a decidere a chi destinare la sua quota di IRPEF ma è lo Stato che consulta i cittadini – facendo quindi una sorta di “sondaggio” – per decidere a chi dare l’otto per mille del gettito dell’IRPEF. In questo modo alla Chiesa cattolica va l’80 per cento di tutto l’otto per mille, non solo di quelli che l’hanno dichiarato esplicitamente: una cifra che si aggira intorno al miliardo di euro l’anno. Come dichiara la stessa Chiesa cattolica, più di un terzo della cifra viene utilizzato per pagare gli “stipendi” dei sacerdoti, mentre agli “interventi caritativi” va circa un quarto del totale. Le modalità di destinazione dell’otto per mille e il suo impiego da parte della Chiesa sono stati spesso oggetto di discussione e polemiche.
Altri fondi che lo Stato versa a vario titolo alla Chiesa cattolica o per finanziare attività confessionali cattoliche sono: i sovvenzionamenti statali alle scuole private confessionali; gli stipendi degli insegnanti di religione cattolica nelle scuole pubbliche; altre agevolazioni, una delle più curiose delle quali è forse la fornitura idrica gratuita alla Città del Vaticano, prevista dall’articolo 6 del Trattato tra il Vaticano e il Regno d’Italia del 1929 (accordo non toccato dalla revisione del Concordato del 1985).
20 agosto 2011

venerdì 19 agosto 2011

Come Comunione e liberazione è entrata (e comanda) nelle Coop rosse

sta negli affari: un impero che negli anni ha raggiunto i 70 miliardi di euro, la metà in Lombardia e una buona fetta nelle coop dell'Emilia Romagna Mancano ormai pochi giorni all’inizio del ciellino “meeting per l’amicizia fra i popoli” di Rimini. La manifestazione costa 8 milioni 475 mila euro, di cui il 71 per cento coperto da sponsor e pubblicità, circa il 20 dai punti di ristoro del meeting, mentre il resto proviene dagli incassi degli spettacoli e dalle donazioni di privati.

Chiamatela “amicizia operativa” come ama definirla Roberto Formigoni, presidente della regione Lombardia e primo fra i Memores Domini di Cl, o se preferite “sussidiarietà dei favori”. Emma Bonino, vice-presidente del Senato usa invece la locuzione “parastatalizzazione del privato”. Vi starete sempre riferendo a quella rete di potere che è stata creata nei decenni da Comunione e liberazione e dalla Compagnia delle opere (CdO), il suo braccio finanziario, una rete di più di 34 mila imprese con un fatturato complessivo di almeno 70 miliardi di euro. Da tempo a questo sistema non sono estranei gli interessi delle cooperative emiliano-romagnole.

Valerio Federico, membro del comitato nazionale dei radicali italiani, nel suo scritto “La peste lombarda”, ha definito questa pratica di governo “lo strumento più efficace e rispondente agli obiettivi di CL di corporativizzazione e confessionalizzazione della società, a partire da quella lombarda, mediante la sistematica acquisizione e gestione del potere politico, religioso, economico, finanziario”.

Anche Cl alla sua maniera festeggia l’unità d’Italia. Il 21 agosto, giorno di apertura del meeting riminese, è previsto per le ore 17 un incontro dal titolo “150 anni di sussidiarietà”. Alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, prenderanno la parola Enrico Letta, vicesegretario del Pd, Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera dei deputati, Giorgio Vittadini, presidente della fondazione per la sussidiarietà che si occupa dell’attività scientifica e di ricerca a supporto dell’intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, nato nel 2003 per volontà dello stesso Lupi, di cui fa parte anche il ministro della giustizia Angelino Alfano.

Ai meeting di Rimini e della ciellina Rete Italia l’unico ospite fisso rappresentante l’opposizione è Enrico Letta, membro assieme a Pier Luigi Bersani e a Ermete Realacci dell’intergruppo per la sussidiarietà.

Come sottolinea Federico: “Vi è un trend in corso da anni che vede l’espansione della presenza della CdO nel centro sud, regioni “rosse” comprese e, parallelamente, la penetrazione delle cooperative rosse al Nord, Lombardia in primis”.

Non sarà un caso allora che un altro immancabile del meeting sia Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia dal 1988 e di Centrale Italiana (la centrale di marketing nata dall’alleanza tra Coop, Despar, Sigma e Il Gigante) dal 2005. Prima di ricoprire tali cariche Tassinari è stato dal 1975 al 1988 capo servizio amministrativo della Camst di Bologna e dal 2001 ha saltato solo un’edizione del meeting di Rimini.

Il libro “La lobby di Dio” del giornalista Ferruccio Pinotti raccoglie una dichiarazione illuminante di Tassinari, rilasciata all’edizione 2009 del meeting: “Le nostre cooperative e le imprese della CdO si muovono sulla base degli stessi valori. Stiamo creando un’unica grande realtà. Faremo grandi cose insieme”.

In questa direzione va anche l’operato del Ccc (consorzio cooperative costruzioni), quello del Civis di Bologna e del Cns (consorzio nazionale servizi), che si sono dati da fare per rappresentare le cooperative associate nel tentativo di aggiudicarsi le gare d’appalto lombarde.

Quanto siano stretti i rapporti tra le coop e la Compagnia delle opere lo evidenzia “La peste lombarda”: “Nel settore costruzioni -fronte rosso- in Lombardia la fanno da padrone le cooperative Cmb di Carpi e Cmc di Ravenna, mentre in quello dei servizi Manutencoop” di Zola Predosa. CMB e le imprese vicine a CL si sono divise recentemente la torta più appetitosa, quella del nuovo ospedale Niguarda di Milano. CMB ha realizzato inoltre il nuovo ospedale di circolo di Varese (100 milioni di euro), gli headquarters milanesi di Pirelli e Sole24Ore (30 milioni), il nuovo teatro Dal Verme per la Provincia di Milano (7 milioni) e l’inceneritore Silla II a Milano (20 milioni, committente Amsa, di A2A)”, una delle aziende sponsor del ventitreesimo meeting di Rimini.

Non da meno è Manutencoop che “ha nel suo consiglio di gestione il ciellino Massimo Ferlini, numero due di CdO nazionale e capo di CdO Milano, ex Pci e oggi uomo ponte tra CdO e coop rosse. Il presidente della holding è Claudio Levorato con trascorsi tra Pci e Legacoop e il consiglio di sorveglianza è presieduto da Fabio Carpanelli, ex numero uno di CCC”.

“Infine –prosegue Federico in “La peste lombarda”- la rossa Cmc (cooperativa muratori e cementisti di Ravenna) ha vinto recentemente il bando di Fiera Milano, in mano agli uomini CL-CdO, per un importo pari a 165 milioni di euro per dei nuovi padiglioni fieristici del Portello, 3 bandi di Metropolitana Milanese” per un totale di 168,3 milioni “e un bando da Sea per dei lavori a Malpensa per 26 milioni. Il totale corrisponde a 359,3 milioni di euro”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/18/cosi-comunione-e-liberazione-entrata-e-comanda-nelle-coop-rosse/152159/#.Tk4KzTouUs4.facebook

domenica 31 luglio 2011

Emanuela Orlandi presa per ricattare il Vaticano
Ex della Magliana: l'abbiamo rapita noi

Roma, 24-07-2011

"Emanuela Orlandi e' stata rapita per ricattare il Vaticano e per ottenere la restituzione di un'ingente somma di denaro investita dalla banda della Magliana nello Ior". A dirlo, in un'intervista alla Stampa, e' uno dei componenti del primo nucleo della banda, Antonio Mancini, che alla domanda sulla sorte della ragazza risponde: "Le sembra possibile che dopo 28 anni senza dare nessuna notizia di se' sia ancora viva?".

"Cio' che afferma il giudice Priore a proposito del rapimento della Orlandi e' l'assoluta verita"', dichiara Mancini. "Quello che mi lascia perplesso e' la cifra di 20 miliardi: conoscendo la massa di denaro che entrava all'interno della banda e in modo particolare nel gruppo dei testaccini, ritengo che 20 miliardi sia una somma sottostimata".

Mancini spiega la ragione per cui Enrico De Pedis e' sepolto nella basilica romana di Sant'Apollinare. "fu lui a far cessare gli attacchi da parte della banda, e non solo, nei confronti del Vaticano. Queste pressioni della Banda erano dovute al mancato rientro dei soldi prestati, attraverso il Banco Ambrosiano di Calvi, al Vaticano".

"Dopo il fatto della Orlandi - racconta - nonostante i soldi non fossero rientrati tutti De Pedis, che stava costruendo per se' un futuro nell'alta borghesia, si impegno', attraverso i prelati di riferimento, a far cessare le azioni violente. Tra le cose che chiese in cambio di questa mediazione c'era anche la garanzia di poter essere seppellito li"'.

Nell'intervista l'uomo, che dice di non essere mai stato interrogato dai magistrati sulla vicenda, conferma l'esistenza di rapporti tra la banda e il Vaticano. "De Pedis, Carboni e Nicoletti erano quelli che avevano contatti maggiori con alte gerarchie del Vaticano. Uomini della banda hanno avuto rapporti con il segretario di Stato, il cardinale Casaroli".

La banda, prosegue Mancini, "esiste ancora, ha solo cambiato modo di operare. All'inizio per farci strada dovevamo lasciare i morti per strada, adesso la banda ha vinto e come la mafia ogni tanto ammazza qualcuno per far capire che c'e' ancora, basta vedere i recenti nomi di omicidi e vicende giudiziarie. Un anno fa Gennaro Mokbel, con il senatore Nicola Di Girolamo, e' finito nello scandalo Fastweb. Mokbel era mio guardaspalle armato e ben pagato. Garantiva la mia incolumita' con Antonio D'Inzillo, lo stesso che guidava la moto quando fu ucciso De Pedis".

http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=154895

venerdì 8 luglio 2011

L CASO
Rignano, il processo non si azzera
il Csm fa tornare il giudice
Il Palazzo dei Marescialli ha revocato il provvedimento che assegnava il magistrato ad una commissione di esame

Non dovrà ripartire da zero il processo in corso a Tivoli sui presunti abusi sui bambini della scuola 'Olga Rovere' di Rignano Flaminio, perché tornerà il giudice che se ne stava occupando Marzia Minutillo Turtur, e che era stata destinata dal Csm a far parte della Commissione d'esame per il concorso in magistratura.
Con venti voti a favore il plenum di Palazzo dei Marescialli ha revocato la propria precedente decisione, "restituendo" il magistrato al processo. Due le astensioni: quelle dei laici Annibale Marini (Pdl) e Glauco Giostra (Pd).

Con la messa in aspettativa del giudice Minutillo Turtur, il processo di Rignano Flaminio, che si celebra al tribunale di Tivoli, rischiava di dover ripartire da zero. I difensori di due dei cinque imputati, la maestra Patrizia Del Meglio e il marito, l'autore tv Gianfranco Scancarello, avevano infatti detto 'no' all'utilizzazione delle deposizioni finora raccolte davanti al nuovo collegio che doveva insediarsi in seguito alla fuoriuscita di Minutillo Turtur. I testimoni finora sentiti, prima della 'marcia indietro' del Csm, avrebbero quindi dovuto essere nuovamente convocati.

http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/07/07/news/rignano_il_processo_non_si_azzera_csm_fa_tornare_il_giudice-18787177/

mercoledì 6 luglio 2011

Condannato anche il segretario
Violenza su una suora: 9 anni e 3 mesi per padre Fedele

Roma, 06-07-2011

Nove anni e tre mesi. E' pesantissima la condanna inflitta in primo grado a Padre Fedele Bisceglia, l'ex frate cappuccino e noto come leader deglu ultras del
Cosenza calcio, accusato di violenza sessuale nei confronti di una suora dell'Oasi francescana da lui fondata per accogliere persone in difficolta'. Lo ha deciso oggi il collegio dei giudici del tribunale di Cosenza, presieduto da Antonia Gallo.

Altrettanto pesante la condanna inflitta ad Antonio Gaudio, segretario del frate e imputato per lo stesso reato, al quale i giudici hanno inflitto una pena a sei anni e tre mesi di reclusione.
Subito dopo la sentenza, Padre Fedele ha parlato di "un complotto messo in piedi ai miei danni".

"Vergognatevi tutti, magistrati, suore e preti, perche' e' stato condannato un innocente". Sono la parole gridate da padre Fedele Bisceglia dopo la condanna a
nove anni e tre mesi per violenza sessuale ai danni di una suora.
"Avete infangato - ha aggiunto padre Fedele - un sacerdote onesto. E' la pagina piu' dolorosa mai scritta dalla magistratura di Cosenza".

http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=154399

lunedì 27 giugno 2011

Le bambine costrette a cambiare sesso

27 giugno 2011
In India preferiscono i figli maschi. E i genitori ricchi sottopongono le femmine ad interventi di genitoplastica

Sono numerose le bambine indiane costrette a cambiare sesso da genitori desiderosi di un figlio maschio. A rivelarlo è un rapporto dell’autorevole giornale Hindustan Times, che bolla come “scioccante” e “senza precedenti” la tendenza che si materializza negli ultimi tempi negli ospedali e cliniche di Indore, città dell’India centrale, nello stato del Madhya Pradesh, e di cui sono vittima bambini da 1 ai 5 anni. I chirurghi di Indore sono stati contattati per la “conversione” di centinaia di ragazze, successivamente imbottite di farmaci ormonali. “Il processo utilizzato per ‘ricavare’ un figlio maschio da una femmina è conosciuto come genitoplastica”.

LA CAPITALE DELLA GENITOPLASTICA – Nella società indiana assume un valore importante la nascita di un figlio maschio ed erede. Le femmine sono spesso viste come un fardello costoso. Per questo i test per la determinazione del sesso durante la gravidanza sono illegali per impedire l’aborto di feti femminili. In alcuni stati il rapporto tra donne e uomini è sceso a 7 a 10. Secondo quanto riportato dal Mail Online, i genitori ricchi da Delhi e Mumbai si recano ad Indore, capitale degli interventi di genitoplastica. Il costo dell’intervento chirurgico per correggere le figlie è relativamente basso. Costa 2mila euro.


LE PROTESTE - La notizia dell’abuso della pratica negli ultimi giorni ha fatto il giro del web ed è stata duramente condannata dagli utenti dei social network. Ha scritto ad esempio l’attivista femminista Taslima Nasreen: “Shocking! Non solo le persone uccidono i feti femminili, ora le ragazze vengono trasformate in maschi attraverso la genitoplastica”. “Dovrebbero andare in prigioni i medici che la praticano”, ha denunciato. La Commissione nazionale per la protezione dei diritti del bambino siè messa in moto chiedendo al governo del Madhya Pradesh di indagare medici ed ospedali citati nell’inchiesta dell’Hindustan Times.

LA DIFESA – L’intervento nell’occhio del ciclone consiste nella ‘costruzione’ di un pene con i tessuti dell’organo femminile e di una cura di ormoni maschili. I medici si difendono dalle accuse sostenendo di intervenire solo su bambini i cui organi esterni non corrispondevano a quelli interni. Ma non apportano prove a sostegno della validità delle loro affermazioni. “Quando il bambino cresce può essere confuso circa il sesso al quale appartiene”, ha detto Milind Joshi, un chirurgo pediatrico che segue la procedura in uno degli ospedali incriminati. “Questa chirurgia – ha aggiunto – ferma il disordine del bambino circa la determinazione del sesso e blocca i problemi psicologici”. I genitori dei bambini operati sottoscrivono: “Mio figlio non sarà confuso sul suo sesso in futuro e vivrà una vita normale, senza alcun ricordo dell’intervento chirurgico”.


PROBLEMI PSICOLOGICI – Un altro chirurgo pediatrico, Brijesh Lahoti, sottolinea invece la facilità con la quale è possibile arrivare al cambio di sesso dei propri figli: “In India non c’è alcun problema nello svolgimento di questi interventi. Basta il consenso dei genitori e una dichiarazione giurata. Si tratta di interventi chirurgici di ricostruzione con i quali viene determinato il sesso del bambino in base ai suoi organi interni e non solo sulla base degli organi esterni”. Il tutto in assenza di norme che tutelino i diritti del bambino, di sensibilizzazione della gente sul tema e una politica efficace. Per molti è l’operazione chirurgica a causare problemi psicologici. “L’intervento chirurgico può avere effetti psicologici profondi alungo termine su un individuo, che potrebbe un giorno non accettare il sesso assegnatogli dai genitori”, dice Suchitra Inamdar, consigliere di Mumbai.

http://www.giornalettismo.com/archives/131186/le-bambine-costrette-a-cambiare-sesso/2/
MATRIMONIO GAY: MILANO, IN CHIESA VALDESE IL SI' DI CIRO E GUIDO

(AGI) - Roma, 26 giu. - Il tempio valdese di Milano era affollato come non mai per lo storico "matrimonio gay" tra Ciro Lanza e Guido Scelsi. E' la prima volta in una chiesa valdese, anche se nel nostro paese l'unione non ha valore legale, contrariamente a quanto stabilito di recente per legge nello Stato di New York, che ha legalizzato i matrimoni gay. A officiare la cerimonia, sobria e intensa, la pastora Anne Zell, alla presenza dei parenti della coppia stessa. "Si tratta di un piccolo grande fatto storico - sottolinea Franco Grillini, Presidente di Gaynet - perche' non solo viene solennemente riconosciuta la coppia omosessuale all'interno della comunita' valdese ma con la cerimonia di oggi si dice con chiarezza che non c'e' alcuna contraddizione tra cristianesimo e omosessualita' contro le interpretazioni "letteraliste" del "vangelo spesso usato come proiettile" contro gli omosessuali.
Di particolare forza emotiva la predicazione del pastore Giuseppe Platone che ha parlato della diversita' come valore e della necessita' di "non aspettare piu'" una legge dello stato che tarda a venire per il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali. Si tratta di una grande e severa lezione sia al Vaticano e al suo fanatismo omofobo e allo Stato che non tutela i diritti di tutti".

http://www.agi.it/cronaca/notizie/201106261817-ipp-rt10048-matrimonio_gay_milano_in_chiesa_valdese_il_si_di_ciro_e_guido
Ustica, un nuovo testimone
"Vidi gli aerei sparare"

Roma, 27-06-2011
Un nuovo testimone si fa avanti a 31 anni dalla strage di Ustica. Quella sera nei cieli della Calabria vide un vero e proprio duello aereo e aerei senza alcuna insegna o coccarda di identificazione. La testimonianza e' stata raccolta dal giornalista Fabrizio Colarieti è compare stamane sul blog "Notte Criminale". Colarieti è uno specialista di Ustica, avendo realizzato il più completo sito sulla vicenda.

Il testimone, che ha nome e cognome ed è pronto a testimoniare, dopo mille dubbi, davanti ai magistrati romani racconta di aver avuto a suo tempo il "caldo" il consiglio di non parlare su quello che vide a Sellia Marina,in provincia di Catanzaro in Calabria, la sera del 27 giugno del 1980 mentre era in vacanza all'Hotel Triton.

"Prima di andare a cena eravamo sul terrazzo con mia moglie. Guardavamo le montagne della Sila, erano le 21:05, massimo le 21:10". "Guardavamo in direzione di Sersale e in lontananza, proprio verso la Sila, si vedevano come dei fuochi d'artificio. La cosa strana era che erano solamente orizzontali: raffiche velocissime che avevano lo stesso colore della luce emessa dalle lampadine a filamento, e quei bagliori sono durati almeno un minuto.

Ho guardato meglio, c'era ancora luce, e ho visto che c'erano degli aerei in salita verso Crotone: ho avuto la sensazione che uno rincorresse l'altro sparandogli. Dopo alcuni minuti, forse cinque, ma anche meno, ne ho visti altri due, li ho sentiti arrivare alle mie spalle, potrebbero aver sorvolato Catanzaro, venivano da Sud-Sud-Ovest. Volavano a bassissima quota, a pelo d'acqua e paralleli in direzione di Capo Rizzuto". Il racconto appare genuino.

Sembra non essere stato contaminato da nessun interesse. Il testimone, infatti, è un cittadino qualunque e di caccia e battaglie aeree, fino a quel momento, ne sapeva poco e niente. "Sì, sono sicuro, quelli sul mare erano dei caccia militari, colore verde mimetico e sotto le ali non avevano coccarde. Negli anni successivi mi sono documentato, ho guardato decine di foto, per me erano due F-16. Poi mi hanno detto che di quel colore li avevano solo gli israeliani".

E gli aerei sulla Sila? "Non le so rispondere, erano troppo lontani, ma sono certo che tra loro c'è stato un duello e in quello stesso contesto i due F-16 hanno avuto un ruolo". "La mattina seguente, il 28, stavo rientrando in Toscana. Sull'autostrada per Cosenza mi fermai per fare rifornimento di carburante e al bar lessi su un quotidiano che era precipitato un aereo civile vicino all'isola di Ustica".

"Mi creda, non avrei alcun interesse, alla mia età non mi metterei nelle mani di un giornalista. Ho una famiglia, una rispettabile azienda. Controlli pure. Non andrei a infilarmi in un ginepraio come questo solo per finire sui giornali. Non dica chi sono, non scriva dove abito, ma sappia che quello che le ho raccontato sono pronto a metterlo a verbale davanti ad un magistrato....Un giorno telefonai al giudice Priore (Rosario, titolare dell'istruttoria sul disastro di Ustica, ndr). Non gli dissi il mio nome, perch‚ avevo paura, erano decedute in modo sospetto delle persone legate a questo fatto".

"A Sellia Marina, a due passi dall'albergo dove alloggiavo quella sera, in quegli anni c'era una base americana (in uso anche alla Nato, ndr): qualcuno è andato a chiedere se videro qualcosa? Ho appreso anche altro: alcuni militari in servizio in una base della nostra Aeronautica a Milazzo (di cui il testimone afferma di conoscere l'identità, ndr), dopo quella notte, furono trasferiti a Firenze, è vero?".

"Certo - conclude il nuovo testimone - una convinzione me la sono fatta ma, ovviamente, è solo la mia opinione. Sicuramente quei caccia che inseguivano il Mig, erano degli F-16 e se non sbaglio gli unici ad avere quel velivolo nel 1980 erano gli israeliani. Perchè nessuno li ha tirati in ballo? Non ho mai sentito parlare degli israeliani, sempre dei francesi e degli americani?".

http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=154167
Stato New York dice sì alle nozze gay
Diritto a a maggioranza con 33 voti a 29

11:26 - Voto storico a New York: il Senato dello Stato ha riconosciuto a maggioranza (33 voti a 29) il diritto al matrimonio per le coppie omosessuali. Per il movimento gay Usa si tratta di una conquista storica, perché lo Stato di New York è di gran lunga il più popoloso e importante tra quelli che già riconoscono le nozze gay. Negli Stati Uniti gay e lesbiche possono contrarre matrimonio in Massachusetts, Vermont, New Hampshire, Iowa e Connecticut.
Subito dopo l'approvazione, mentre un lungo applauso si è levato da parte dei senatori, urla di gioia sono scoppiate all'esterno, al grido di "U-S-A, U-S-A".

L'approvazione del provvedimento rappresenta una vittoria politica di particolare importanza per il governatore Cuomo, un democratico che aveva fatto delle nozze gay una delle priorità del suo programma. A pochi mesi dal suo insediamento, quella che per molti era solo una promessa elettorale si è tradotta in realtà e avrà certamente conseguenze sulla campagna presidenziale.

Arcivescovo NY "molto dispiaciuto e preoccupato"
L'arcivescovo cattolico di New York, Timothy Dolan, si è detto "molto dispiaciuto e preoccupato" per l'approvazione nello Stato di New York della legge che riconosce alle coppie omosessuali il diritto di contrarre matrimonio. "Il passaggio da parte del Parlamento di una legge che altera radicalmente e per sempre la storica comprensione dell'umanità del matrimonio ci lascia profondamente dispiaciuti e preoccupati" ha dichiarato monsignor Dolan


http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo1013667.shtml